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	<title>RECENSIONI Archivi - Emanuela Genesio</title>
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	<description>andando per stare, luoghi poetici tra arte e qiyoga</description>
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	<title>RECENSIONI Archivi - Emanuela Genesio</title>
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		<title>Andrea Serio, Covers</title>
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		<dc:creator><![CDATA[emanuela]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Sep 2024 12:27:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://emanuelagenesio.it/andrea-serio-covers/">Andrea Serio, Covers</a> proviene da <a href="https://emanuelagenesio.it">Emanuela Genesio</a>.</p>
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			<p>Realizzata in collaborazione con il <a href="https://www.centrostudibeppefenoglio.it/">Centro Studi Beppe Fenoglio</a>, e allestita nel <strong>Palazzo Banca d’Alba della città omonima</strong>, l’esposizione <strong><em>Diagonali Covers</em></strong> <strong>a cura di Chiara Stival</strong> raccoglie diversi progetti di <strong>Andrea Serio</strong>, illustratore e fumettista di fama internazionale. Copertine di libri, riviste e cd musicali, fogli di studio e disegni definitivi si alternano ai libri che trasformano quei disegni in oggetti (tra cui anche il fresco Premio Campiello 2024 <em>Alma</em> di Federica Manzon). Il bel <strong>catalogo <em>Covers</em> </strong>è un sunto del progetto itinerante ospitato in più sedi italiane. Costruito sulla metafora della “diagonale”, intesa dalla curatrice come una linea che collega punti più o meno distanti, si sviluppa qui in quattro declinazioni: <strong>passione, persone, bellezza e restituzione</strong>. Queste linee di giunzione, aventi sempre almeno un punto in comune, ad Alba si incontrano sul tema <strong>dell’albero</strong> nei paesaggi dello scrittore<strong> Beppe Fenoglio</strong> e nei progetti per le <strong>nuove copertine Einaudi di Andrea Serio</strong>. La piantumazione di <strong>23 alberi</strong> in zona San Cassiano è l’ulteriore connessione creata dalla <strong>Fondazione Banca d&#8217;Alba e dal Comune in collaborazione con il Centro Studi e Serio-Stival</strong>, per celebrare i 23 giorni della città di Alba (80 anni dall&#8217;evento) con un&#8217;azione gentile verso la natura.</p>

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			<p>Osservare da vicino i disegni originali di Serio è gioia per gli occhi. Michele Montanari nel testo <em>Icastico rapsodico blu</em>, lo definisce <em>poeta d’immagini</em> in nome del fatto che “<em>quello che realizza, aumenta e allo stesso tempo riduce, asciuga e inonda lo spazio rassicurante dell’ordinario</em>”. Che siano paesaggi assolati, vette innevate, scorci architettonici o angoli di stanze, i luoghi di Serio portano con sé la sospensione della poesia, quegli attimi di meraviglia che regalano alla vita respiro. C’è quasi sempre una tendenza al movimento lasciata libera di dinamizzare la pagina, sebbene ad uno sguardo largo, l’immagine possa rinviare a un diffuso senso di quietudine. C’è un tempo astratto in ogni sua più riuscita immagine, un tempo largo che non abbisogna dell’uomo. Anche la parola – specialmente nei suoi progetti più lirici, come <em>Rapsodia in blu</em> o <em>Gauloises</em> – è rarefatta: “<em>una finestra chiusa</em> – dice Serio – <em>può raccontare molto di più di un dialogo tra due personaggi</em>”. Ed è sempre il disegno a governare la ritmica del testo, a far sì che dai colori, che in lui sono risultato di uno studio luministico, nasca una possibilità di palpabilità; non un’assenza, ma come per il senso orientale dello spazio, un vuoto che regala potenzialità concreta.</p>

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			<p>Alcune volte in lui, come già negli impressionisti, <strong>il colore diventa disegno</strong>. Il contorno può anche esserci, ma è un’“ombra”, un esito del colore, la conseguenza dello spazio occupato dalla dimensione del colore. Altre volte il colore divora la pagina, si dilata fino a diventare la possibilità d’infinito in terra.<br />
Erri De Luca, in uno dei suoi <a href="https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/paesaggio" target="_blank" rel="noopener">interventi su “Avvenire”</a>, cita questo verso del poeta russo Iosif Brodskij: “<em>questo paesaggio è disposto a fare a meno di me</em>”. Lo scrittore prosegue dicendo che a un certo punto giunge il momento in cui: “<em>ci si toglie con l’immaginazione dalla cartolina</em>”, perché ci si accorge che lì non manca niente. Ci sono autori, nelle diverse discipline artistiche, che questo lo sanno da subito e che, nei limiti del possibile, non presenziano nelle loro opere. Magari a fatica, magari ponendosi mille domande, si “astraggono”, fino a immaginare una “<em>storia a fumetti senza persone</em>”. Parole di Serio. Parole di chi sa che per dare il meglio di sé in questo passaggio sulla terra, possono essere le cose, le pietre, gli alberi, gli spazi dell’orizzonte a parlare per noi.</p>

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<p><a href="https://chiarastival.com/diagonali-andreaserio/" target="_blank" rel="noopener">Clicca qui</a> per la pagina dedicata al progetto di <strong>Chiara Stival</strong>.<br />
<a href="https://www.centrostudibeppefenoglio.it/it/dettaglio-news-centro-studi-beppe-fenoglio-21-36-5668/diagonalicovers" target="_blank" rel="noopener">Clicca qui</a> per la pagina sul sito del <strong>Centro studi Beppe Fenoglio</strong>.<br />
Clicca qui per <a href="https://www.instagram.com/andreaserio73/" target="_blank" rel="noopener">@andreaserio73</a></p>
<p>Palazzo Banca d&#8217;Alba, via Cavour n 4, Alba<br />
Per info:<span> </span><a href="mailto:info@centrostudibeppefenoglio.it">info@centrostudibeppefenoglio.it</a><span> </span>– 0173364623</p>
</div><div class="vc_btn3-container vc_btn3-inline" ><a class="vc_general vc_btn3 vc_btn3-size-xs vc_btn3-shape-rounded vc_btn3-style-modern vc_btn3-color-sky" href="https://www.lospaziobianco.it/anteprima-di-rapsodia-in-blu-di-andrea-serio-oblomov/" title="" target="_blank">clicca qui per Rapsodia in blu</a></div></div></div></div></div>
<p>L'articolo <a href="https://emanuelagenesio.it/andrea-serio-covers/">Andrea Serio, Covers</a> proviene da <a href="https://emanuelagenesio.it">Emanuela Genesio</a>.</p>
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		<title>Eliasson, un libro e la sua arte</title>
		<link>https://emanuelagenesio.it/eliasson-un-libro-e-la-sua-arte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[emanuela]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Apr 2024 10:59:30 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[commento libro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://emanuelagenesio.it/eliasson-un-libro-e-la-sua-arte/">Eliasson, un libro e la sua arte</a> proviene da <a href="https://emanuelagenesio.it">Emanuela Genesio</a>.</p>
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			<p>La sosta sull’opera di Olafur Eliasson per il corso di Fenomenologia è necessaria. Anche soddisfacente, direi, perché il primato fenomenologico della percezione come dispositivo di consapevolezza è pane quotidiano della sua ricerca.<br />
Ho cominciato a interessarmi alla sua opera fin dagli esordi; un certo distacco dalla sua estetica mi ha permesso di apprezzare la sua intelligenza applicata e la coerenza del suo pensiero. Eliasson sa enunciare chiaramente metodi e processi attraverso l’analisi delle proprie operazioni attraverso conferenze, testi e interviste; ha fondato una scuola a Berlino in cui la didattica è indubbiamente un elemento rilevante per la comprensione delle regole del fare o, più radicalmente, per crearle.<br />
Dopo aver letto la raccolta di scritti sparsi <em>Leggere è respirare, è divenire</em> ho ricevuto conferma che la teoria non è il suo scopo. Normale, direte voi, è un artista, non un filosofo. Tuttavia ascoltandolo, si è tentati di credere che la sua opera sia un esito o un’origine di un approccio teorico-filosofico.</p>

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			<p>Questa raccolta di appunti sparsi (la selezione lascia in parte a desiderare: meglio sarebbe stato a mio avviso limitarsi alla pubblicazione dei più esaustivi perché non si produca una sensazione di <em>déja-lu</em> piuttosto frequente da un certo punto in poi) rivela che la teoria non è origine del fare di Eliasson, né naturale esito della ricerca sperimentale. Diciamo che si evince quanto la teoria sia una possibile conseguenza delle riflessioni pre e post esecuzione, ma non ciò che rende creativo l’artista, che lo illumina. <em>Leggere è respirare, divenire</em> è un testo analitico, nel senso del “quasi” scientifico<a href="#_ftn1" name="_ftnref1"><span>[1]</span></a>, un reportage applicato alla lettura sintetica del proprio operato. È utile come lo sono i suoi interventi orali, perché non c’è nessun plus regalato dalla scrittura, anzi forse il parlato rispecchia meglio le sue doti di espressione, chiarezza, logica e linearità didattica. [Per inciso: non ho capito il titolo… Del leggere non è questione nel testo, né rimane quell’approccio poetico che compare nel testo a premessa].</p>

		</div>
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			<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1"><span>[1]</span></a> Del “quasi” Eliasson ne parla a più riprese e nel tomo della Taschen <em>Studio Olafur Eliasson </em>in cui diventa un vero e proprio lemma all’interno delle voci che sintetizzano la sua arte. Sotto questa voce, Eliasson esplicita anche il senso del suo rapporto alla scienza affermando: “<em>naturalmente non sono uno scienziato ma un artista. Mi ispiro alla metodologia utilizzata dalla scienza, e in particolare nel ramo della scienza che cerca di comprendere il mondo, non solo di cartografarlo</em>”, <em>Studio Olafur Eliasson</em>, <em>an Encyclopedia</em>, a cura di P. Ursprung, Taschen, 2012, pp. 332-348.</p>

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			<p>Detto ciò, Eliasson è un momento capitale per il corso di Fenomenologia e un piacere per me soffermarmi sulla sua arte. Perché la sua migliore arte è poetica e perché rivela le contraddizioni e i ponti tra logica e intuizione. Perché il suo modo di pensare e “attivare” il ruolo dello spettatore è capitale in un approccio fenomenologico al mondo (e oggi non si può capire l’arte contemporanea senza passare da questa considerazione). Perché la relazione delicata e complessa dell’uomo con la natura è presente in gran parte delle sue operazioni e diventa, come lui stesso scrive, un luogo di “<em>negoziazione, attrito, temporalità e coinvolgimento</em>”<a href="#_ftn1" name="_ftnref1"><span>[1]</span></a>; perché la luce e la sua astrazione tangibile è uno dei mezzi prediletti per narrare lo spazio e il tempo, le variabili contingenti dell’essere. Eliasson sa dirci che i sentimenti e le azioni sono il modo per stare nel mondo in maniera co-relativa: tra ambiente, spettatore e opera esiste co-produttività, tutti e tre i soggetti generano atmosfera, realtà. La società è infatti il risultato di questa relazione viva, in cui l’uomo ha il compito di percepire e di conseguenza dirigere le proprie azioni. L’arte è preziosa per lui poiché è un meccanismo che invita alla relazione e non istiga a un consumo immediato di dati, informazioni, materia: “<em>le cose vere non sono soggette al consumo istantaneo.</em> – scrive – <em>Come un sassolino nella scarpa, ti fanno fermare. </em>[…] <em>Temporali fino in fondo, le cose e le opere d’arte insistono sul nostro coinvolgimento e, stratificate in una maglia complessa di relazioni con altre cose, persone e ambienti – insieme a noi – possono cambiare il mondo</em>”<a href="#_ftn2" name="_ftnref2"><span>[2]</span></a>.</p>
<p>Questo coinvolgimento sincero, etico, <em>singolare-plurale</em> per dirla alla Nancy, è parte integrante del fascino dell’opera di Eliasson. Sebbene, per me, alcune sue opere siano un po’ troppo smaccatamente risultato di un esperimento processuale, una buona parte è fonte di incanto, un viaggio che “<em>avvicina ai limiti dei propri valori sensoriali.</em> [In cui]<em> i sensi si combinano facendo scricchiolare il cervello e appare una nuova mappa sinestesica</em>”<a href="#_ftn3" name="_ftnref1"><span>[3]</span></a>.</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1"><span>[1]</span></a> O. Eliasson, <em>Leggere è respirare, </em>divenire, Christian Marinotti Edizioni, 2021, p. 93.<br />
<a href="#_ftnref2" name="_ftn2"><span>[2]</span></a> Ivi, p. 104.<br />
<a href="#_ftnref1" name="_ftn1"><span>[3]</span></a> Ivi, p. 127.</p>

		</div>
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			<p>Se t’interessa capire di più l’opera di Eliasson, ne trovi il senso nel mio testo <em>Il respiro di mente e corpo. Arte discipline orientali creatività</em>, nonché un’immagine originale ispirata da <em>The Weather Project</em>, l’installazione londinese del 2003 che lo ha reso celebre (in immagine).</p>
<p><a href="https://emanuelagenesio.it/il-respiro-di-mente-e-corpo/" target="_blank" rel="noopener">CLICCA QUI</a> <strong>per informarti sul libro</strong> e <a href="https://emanuelagenesio.it/arte-e-yoga-interviste-a-emanuela-genesio/" target="_blank" rel="noopener"><strong>QUI per ascoltare Emanuela</strong></a> che lo racconta a Ili Editore.<br />
Mentre cliccando sul pulsante sotto accedi a un video in cui <strong>Eliasson discorre sul rapporto tra idea e opera via il modello</strong>.</p>

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		<title>Mr Gwyn di Alessandro Baricco</title>
		<link>https://emanuelagenesio.it/mr-gwyn-di-alessandro-baricco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[emanuela]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Sep 2023 09:24:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[BLOG]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>
		<category><![CDATA[commento libro]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-6"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_inner vc_row-fluid"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>La quarta di copertina (già “baricchiana” nello stile) racconta l’essenza del romanzo così:<br />
“<em>Jasper Gwyn è uno scrittore. Vive a Londra e verosimilmente è un uomo che ama la vita. Tutt’a un tratto ha voglia di smettere. Forse di smettere di scrivere, ma la sua non è la crisi che affligge gli scrittori senza ispirazione. Jasper Gwyn sembra voler cambiare prospettiva, arrivare al nocciolo di una magia</em>”.</p>
<p>La breve sinossi è uno specchio del testo, la narrazione asciutta e intima al limitare di una scrittura poetica e pulita: “<em>ogni tanto, tra una domanda e l’altra, passava del silenzio vuoto, in cui entrambi misuravano quanto erano disposti a sapere, o spiegare, senza perdere il piacere di un certo mistero, che sapevano indispensabile</em>”. Forma e contenuto sono l’una la proiezione dell’altro (curiosamente qui riecheggiano il Battiato di “<em>e quando si trattava di parlare</em>, <em>aspettavamo sempre con piacere</em>”, in <em>Prospettiva Nievski</em>).</p>
<p>Il “silenzio vuoto” del passaggio precedente lascia intendere in quanti modi si manifesta l’assenza del suono che chiamiamo silenzio. Il silenzio, la parola e  il modo di porsi del corpo nello spazio – ambiente esterno e interno all’uomo – sono alcuni dei temi capitali del romanzo. Da un certo punto in poi, compare una vera e propria colonna sonora creata ad hoc per nutrire la creatività di Jasper Gwyn. Vorremmo ascoltarla e lasciamo che la nostra memoria sonora la riproduca nei gangli del nostro cervello.</p>

		</div>
	</div>
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			<p>La storia di Mister Gwyn, con quel tanto di assurdo che serve a non rendere stigmatizzata, impomatata, troppo seria la traccia narrativa, ha i tempi giusti di pause e racconto, di astrazione e descrizione.</p>
<p>Ha in sé la ricerca dell’<em>ekphrasis</em>, i modi con cui dire il visivo.<br />
Baricco non trova una soluzione “teorica” per trasformare la scrittura in qualcosa di visivo (inizialmente i personaggi “posano” per lo scrittore come davanti a un pittore). Sappiamo che la scrittura nasce anche visiva, fino a trasformarsi in immagine (negli ideogrammi, nei calligramma, in certi esperimenti di poesia visiva che prendono piede in occidente dal Futurismo in poi). Ma più che questo, a Baricco interessa capire cosa succede alla scrittura quando le si “sottrae la naturale possibilità del romanzo” e il carattere “pubblico” al mestiere di scrittore (un’indagine forse alla prima persona, che profuma di teoria, ma che si svolge tutta nella storia). Quindi non affronta il problema della soglia tra gesto pittorico e gesto visivo, immagine dipinta e immagine scritta.<br />
Tuttavia, gli espedienti visivi che racconta nella seconda parte del romanzo, soprattutto la meravigliosa trovata delle “lampadine-luce a tempo”, è profondamente lirica, un escamotage per disegnare il rapporto con il tempo dei personaggi principali. E per tracciare una sorta di prossemica che diventa la trama per comprendere le loro relazioni e, in generale, la relazione.</p>

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			<p>La storia in sé disegna un’oscillazione del desiderio e diventa un canto alla giustezza dell’usare il proprio talento. Una scrittura che rivela “<em>la nuda realtà delle cose</em>” senza fretta, magistralmente.</p>
<p>Durante una presentazione del libro (vedi il link sotto), Baricco racconta di come questi oggetti abbiano il potere di “<em>decidere il passo</em>”, il modo di stare nel tempo. I libri migliori, dice, sono proprio quelli per cui la scrittura suggerisce o impone il suo ritmo, dilatando o contraendo il tempo.</p>
<p>Un libro “scritto con gran piacere e divertimento” – e si sente! – che contempla tra i principali personaggi la luce e il tempo. “<em>Si ricordò</em>  &#8211; fa dire ad uno di essi – <em>di come qualsiasi incantesimo sia fragile oltre ogni dire, e velocissima la vita nel suo rapinare</em>”.<br />
Non fatevelo scappare, questo incantesimo.</p>

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		<title>Roger Federer</title>
		<link>https://emanuelagenesio.it/roger-federer/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[emanuela]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Sep 2022 13:59:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[BLOG]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>
		<category><![CDATA[commento libro]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-6"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_inner vc_row-fluid"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>In questo settembre 2022 Roger Federer ha detto addio al tennis competitivo. Ha lasciato la scena. E con lui una pagina suprema di bellezza sportiva. Per omaggiare questa scelta e la bellezza che Feder ha regalato, riportiamo la voce del grande scrittore David Foster Wallace.</p>

		</div>
	</div>
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			<p>Con Wallace, le descrizioni tecniche del gioco del tennista svizzero si unisce a una riflessione sulla &#8220;metafisica&#8221; che sprigiona dall&#8217;ineguagliabile presenza del personaggio e uomo Federer.</p>

		</div>
	</div>
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			<p>Dall&#8217;articolo di Wallace (su &#8220;Repubblica&#8221; in italiano e sul &#8220;New York times&#8221; in lingua originale):<br />
la bellezza è &#8220;<em>riconciliazione degli esseri umani con il fatto di avere un corpo</em>&#8220;;<br />
&#8220;<em>Questa storia della palla che con spirito collaborativo rimane sospesa lì, rallentando, come se fosse suscettibile al volere dell&#8217; elvetico: la metafisica sta qui</em>&#8220;.</p>
<p>Qui il link per la sinossi del testo uscito da Einaudi <a href="https://www.einaudi.it/catalogo-libri/senza-materia/il-tennis-come-esperienza-religiosa-david-foster-wallace-9788806233129/" target="_blank" rel="noopener"><em>Il tennis come esperienza religiosa</em></a> che raccoglie una serie di articoli dello scrittore americano.</p>

		</div>
	</div>
<div class="vc_btn3-container vc_btn3-inline" ><a class="vc_general vc_btn3 vc_btn3-size-md vc_btn3-shape-square vc_btn3-style-modern vc_btn3-color-green" href="https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2006/09/03/federer-il-mutante-il-segreto-del-tennis.html" title="" target="_blank">Articolo Wallace (ita)</a></div><div class="vc_btn3-container vc_btn3-inline" ><a class="vc_general vc_btn3 vc_btn3-size-md vc_btn3-shape-square vc_btn3-style-modern vc_btn3-color-green" href="https://www.nytimes.com/2006/08/20/sports/playmagazine/20federer.html" title="Roger Federer as a religiuos experience" target="_blank">Roger Federer as a religiuos experience (engl.)</a></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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<p>L'articolo <a href="https://emanuelagenesio.it/roger-federer/">Roger Federer</a> proviene da <a href="https://emanuelagenesio.it">Emanuela Genesio</a>.</p>
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		<title>Interplay festival: un gioco che vale</title>
		<link>https://emanuelagenesio.it/interplay-festival-un-gioco-che-vale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[emanuela]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jun 2022 08:43:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[BLOG]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>
		<category><![CDATA[danza]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element  vc_custom_1654243594376" >
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			<p><em>È un sospiro di sollievo lo sfogo che nasce dopo aver assistito a qualcuno degli spettacoli di Interplay Festival a Torino. Perché il timore di fare passi indietro dopo la pandemia era ancora ben presente. Ma la freschezza degli eventi inaugurativi e la qualità dello spettacolo della compagnia Guy Nader Maria Campos hanno spazzato via quella paura. Si va avanti.</em></p>

		</div>
	</div>

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			<p>Ventinove compagnie e trentadue spettacoli in long e short format, un viaggio tra diverse geografie coreografiche che include quindici creazioni italiane, undici compagnie europee e tre fuori continente, per una babele di artisti provenienti da undici nazioni impegnati in undici prime nazionali, più sei giovani proposte alle prime uscite, sono la testimonianza di un festival esigente e ambizioso.<br />
Dalle variegate proposte del cartellone, scegliamo gli eventi della giornata inaugurale e lo spettacolo <em>Set of Sets</em> perché ci restituiscono alcuni degli elementi essenziali per un festival di qualità.</p>

		</div>
	</div>

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			<p>L’inaugurazione ha regalato bei momenti di condivisione, grazie agli eventi gratuiti organizzati il 21 maggio in strada, nello spazio multidisciplinare di Via Baltea e ai Bagni Pubblici di Via Agliè nel cuore di Barriera di Milano. La danza è stata il movente per mixare arte, enogastronomia solidale e improvvisazione, grazie all’incontro con i passanti e abitanti multietnici del quartiere. I due spettacoli <em>Lo invisible</em> di e con Katia Humenyuk e Rolando Salamé e <em>Dye Dye </em>di Asier Zabaleta con Idoia Rodriguez Gonzalez de Langarica e Rafael Arenas sono stati anche occasione di riflessione sul tema del rapporto uomo-donna e più in generale della relazione umana. Così come la passeggiata da via Baltea a via Aglié  musicata da alcuni elementi dell’orchestra Pietra Tonale e performata da Sara Sguotti e Nicola Simone Cisternino ha creato un clima di festa aprendo varchi di curiosità tra i passanti inglobati casualmente nella processione e gli abitanti affacciatesi sui balconi.</p>

		</div>
	</div>

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			<p>Natalia Casorati, curatrice del festival, durante la conferenza stampa ha sottolineato di aver riflettuto a lungo su cosa, quanto e come il festival dovesse cambiare dopo la pandemia. Dal nostro punto di vista, i buoni frutti di questa riflessione sono almeno tre: il dislocare parte del Festival in zone cittadine meno battute da eventi culturali importanti, la maggior quantità di proposte internazionali (pur continuando a sostenere giovani compagnie italiane) e la necessità di scegliere danzatori con una ricerca formale di grande qualità.</p>

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			<p><em>Set of sets</em> è lo spettacolo creato dal libanese Guy Nader e la spagnola Maria Campos, parte del focus Spagna che contrassegna il festival. Spettacolo pluripremiato, “<em>è un viaggio basato sulla cooperazione, precisione, rigore che crea un labirinto infinito di corpi in azione</em>” (<a href="http://www.gn-mc.com/portfolio_page/set-of-sets/">sito GN | MC</a>). I danzatori in scena paiono esecutori al millimetro di un meccanismo implacabile che li attrae e li separa. La fisicità della loro performance non soffoca la pulizia sottile dei singoli gesti, mentre la musica percussiva dal vivo di Miguel Marín rialza entrambe. Il tempo e lo spazio sono inscindibili variabili che attanagliano l’esistenza dell’uomo e che i sette ballerini in scena incarnano attraverso la ripetizione del movimento. Ognuno di essi è un elemento indispensabile del sistema: se un solo dettaglio fosse “fuori tempo” lo squilibrio sarebbe totale, l’insieme si spegnerebbe nel vuoto. È come una lode al continuum del presente, ci rammenta le riflessioni sul tempo di Agostino: “<em>un fatto è ora limpido e chiaro: né futuro né passato esistono</em>”, il presente è l’unico tempo vivibile per l’uomo scrive nelle sue <em>Confessioni</em>. Fuori dal tempo <em>Set of Sets </em>è muto, ma dentro al presente è un coacervo di forze: gravità, centrifuga e centripeta, propulsione e attrito che ammaliano anche lo spettatore più esigente.</p>

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<div class="vc_message_box vc_message_box-standard vc_message_box-square vc_color-grey" ><div class="vc_message_box-icon"><i class="fas fa-info-circle"></i></div><p><a href="https://www.mosaicodanza.it/interplay-2022/" target="_blank" rel="noopener">Qui il calendario degli spettacoli</a><br />
<a href="https://www.mosaicodanza.it/interplay-2022/spettacoli-2022/" target="_blank" rel="noopener">Qui la descrizione</a><br />
<a href="https://www.mosaicodanza.it/interplay-2022/biglietteria-2022/" target="_blank" rel="noopener">Qui la biglietteria</a></p>
</div></div></div></div></div>
<p>L'articolo <a href="https://emanuelagenesio.it/interplay-festival-un-gioco-che-vale/">Interplay festival: un gioco che vale</a> proviene da <a href="https://emanuelagenesio.it">Emanuela Genesio</a>.</p>
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		<title>Un anno con Beppe Fenoglio</title>
		<link>https://emanuelagenesio.it/un-anno-con-beppe-fenoglio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[emanuela]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Mar 2022 10:37:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[BLOG]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://emanuelagenesio.it/un-anno-con-beppe-fenoglio/">Un anno con Beppe Fenoglio</a> proviene da <a href="https://emanuelagenesio.it">Emanuela Genesio</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p><strong><em><span style="color: #999999;">Sono tanti gli eventi che costellano il 2022, l’anno del centenario fenogliano. Il Centro Studi albese dedicato allo scrittore è il cuore di questa progettazione che coinvolge la città e i suoi maggiori poli culturali. Per farsi un’idea di ciò che è in corso e che verrà, basta visitare il sito <a style="color: #999999;" href="http://www.beppefenoglio22.it">www.beppefenoglio22.it</a>.</span></em></strong></p>

		</div>
	</div>
<div class="vc_separator wpb_content_element vc_separator_align_center vc_sep_width_100 vc_sep_pos_align_center vc_separator_no_text vc_sep_color_grey" ><span class="vc_sep_holder vc_sep_holder_l"><span  class="vc_sep_line"></span></span><span class="vc_sep_holder vc_sep_holder_r"><span  class="vc_sep_line"></span></span>
</div>
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
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			<p><span style="color: #999999;">Due eventi mi stanno particolarmente a cuore: l’installazione <strong><em>Piazza Rossetti 1</em></strong> e la mostra <strong><em>Una maniera di metter fuori le parole</em></strong>.</span></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-6"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p><em>Piazza Rossetti 1 </em>è una struttura bidimensionale che si trova sulla facciata della casa in cui visse lo scrittore. Lo spiega l’autore, l’architetto <strong>Danilo Manassero</strong>: “<em>Piazza Rossetti 1</em> è un landmark comunicativo di testimonianza del passato e valorizzazione della memoria, che si pone l&#8217;obiettivo di ricostruire il ricordo della casa in cui abitò e scrisse Beppe Fenoglio. Quest&#8217;ultima, abbattuta negli anni Novanta, è stata sostituita dall&#8217;attuale edificio comunale su cui è allestita l&#8217;istallazione”.<br />
Le fotografie che compongono la struttura sono di Antonio Buccolo, scattate prima della demolizione dell’edificio, diventano “testimonianze degli ambienti e delle atmosfere in cui Fenoglio concepì le proprie opere”. Su queste fotografie compare in parte una “texture visiva, costituita da un&#8217;intricata sovrapposizione di parole”, il tessuto che abita la quotidianità di ogni scrittore.</p>

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	</div>

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			<p>Il forte impatto prodotto dalla struttura nasce in realtà da una semplice idea visiva: “come ogni volume, la casa può essere sviluppata su un piano attraverso una sequenza di figure geometriche adiacenti. In questo modo, la casa si trasforma in una composizione grafica e la sequenza geometrica delle immagini originali degli interni è leggibile come lo sviluppo di un solido. Di conseguenza, immaginando di richiuderlo, se ne ricostruisce virtualmente la tridimensionalità”, racconta ancora Manassero, concludendo che “con questo approccio, le fotografie in bianco e nero diventano finestre, varchi verso l&#8217;interno che permettono di vedere gli spazi di un tempo, producendo un inedito gioco prospettico che simula un&#8217;ipotetica sezione dell&#8217;edificio”.<br />
L’installazione, vista dal vivo, non è solo imponente: è un omaggio filologicamente preciso, rigoroso dal punto di vista estetico, verso un personaggio che ha fatto la storia della cultura locale, ma si è innalzato a paladino della storia partigiana italiana attraverso una scrittura alta, colta e popolare insieme, oggi molto amata anche all’estero.</p>

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	</div>
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			<p><em>Una maniera di metter fuori le parole</em> è una mostra installata negli spazi di Banca d’Alba a cura del Centro Studi Beppe Fenoglio. Concepita da un pool di esperti critici, tra cui l’accademico <strong>Gian Luigi Beccaria</strong>, allestita da <strong>Danilo Manassero</strong> e prodotta materialmente grazie alle cianotipie della fotografa <a href="https://www.francescamarengo.com/" target="_blank" rel="noopener">Francesca Marengo</a>, la mostra è un gioiello di precisione filologica e poeticità.</p>
<p>Il titolo è una citazione da <em>Una questione privata</em>, una maniera appunto per sottolineare la raffinata ricerca linguistica che connota la scrittura fenogliana. Una sofisticata “artigianalità intellettuale” caratterizzata da vocaboli meticciati da lingue straniere che solo negli ultimi anni ha acquisito la giusta rilevanza in ambito letterario.</p>

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	</div>

	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
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			<p>“Partendo dallo studio del professore Gian Luigi Beccaria <em>La guerra e gli asfodeli</em> – racconta la direttrice del Centro Studi Bianca Roagna – sono state individuate quindici parole estrapolate dai dattiloscritti de <em>Il partigiano Johnny</em> (prima e seconda redazione) e <em>Una questione privata</em> (seconda redazione), esposti in originale insieme ad un diario manoscritto e alla macchina da scrivere”.<br />
Francesca Marengo ha fotografato quel materiale, rielaborando il negativo fotografico attraverso l’antica tecnica della cianotipia. In queste opere, le parole scelte si manifestano sui fogli dai toni grigio-blu-seppia con precisione icastica valorizzando lo sfondo nebbioso e sfocato sui cui sono posate. “Cardio-pulso”, “veleggiare”, “effusione”, “potagio”, ma anche “fango”, “pioggia” o “partigiano” sono alcuni dei neologismi e dei termini che meglio incarnano quello scrivere a tratti crudo e asciutto, intriso dei paesaggi langaroli e aperto all’esotismo dei suoni stranieri.</p>

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	</div>

	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
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			<p>La mostra si arricchisce anche di alcune sezioni video (<a href="https://www.lavezzostudios.com/" target="_blank" rel="noopener">Lavezzo Studios</a>) e opere digitali, progettate e installate sotto la regia di Danilo Manassero.<br />
Dal soffitto della sala espositiva lumeggia la firma di Fenoglio: tubi al neon fluorescenti che permettono al pubblico di percepire lo spazio tridimensionalmente e fanno l’occhiolino ai grandi artisti contemporanei maestri nell’uso di quel materiale (Fontana, Kosuth, Flavin…).<br />
Le quindici parole fotografate dai dattiloscritti sono anche parte di un’installazione interattiva visivo-sonora realizzata dallo studio albese <a href="https://www.blulab.net/" target="_blank" rel="noopener">Blulab</a> che consente di scegliere la propria preferita e affiggerla digitalmente su un grande schermo-pagina bianca (al suono della macchina da scrivere). Al termine della mostra, il sistema determinerà la parola più cliccata, preferita dal pubblico che si presta al gioco.</p>
<p><em>Due eventi che dimostrano quanto la provincia sappia stare al passo con la cultura prodotta dai grandi centri e, al tempo stesso, regalare un “calore” di cui quel fare più spersonalizzato ha in parte perso il valore. Un accostarsi alla cultura con quella gentilezza che proviene solo dalle cose famigliari.</em></p>

		</div>
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<div class="vc_message_box vc_message_box-standard vc_message_box-rounded vc_color-info vc_custom_1647859227109" ><div class="vc_message_box-icon"><i class="fas fa-info-circle"></i></div><p>Entrambi gli eventi sono <strong>gratuiti</strong></p>
<p><em>Piazza Rossetti 1 </em>è visibile fino al 1 marzo 2023<br />
<em>Una maniera di mettere fuori le parole </em>fino al 18 aprile 2022</p>
<p>Altri eventi:<br />
<strong><a href="https://www.beppefenoglio22.it/calendario-eventi/?gruppo=1" target="_blank" rel="noopener">Calendario Eventi Centro Studi Beppe Fenoglio</a></strong></p>
</div></div></div></div></div>
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			</item>
		<item>
		<title>Sironi. La pittura da vicino</title>
		<link>https://emanuelagenesio.it/sironi-la-pittura-da-vicino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[emanuela]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Jan 2022 11:14:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[BLOG]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[mostra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://emanuelagenesio.it/sironi-la-pittura-da-vicino/">Sironi. La pittura da vicino</a> proviene da <a href="https://emanuelagenesio.it">Emanuela Genesio</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-6"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p>Un giorno a Milano per vedere mostre.<br />
Ci vuole capacità di selezione: dopo due, fatico ad assimilare, tre è proprio il massimo.<br />
Scegliamo Sironi al Museo del Novecento, Saul Steinberg alla Triennale e Domenico Gnoli alla Fondazione Prada.<br />
Solo della prima vi dirò due cose.<br />
Benché la mostra su Steinberg sia la meglio riuscita professionalmente parlando (l&#8217;allestimento di De Lucchi è intelligente e giusto; i documenti esposti sono ricchissimi e la figura del poliedrico architetto-artista-illustratore-grafico-caricaturista salta agli occhi con pienezza);<br />
benché Gnoli in Fondazione Prada sia una della prime monografiche così complete sull&#8217;artista e la Fondazione faccia scelte molto connotate a livello di allestimento;<br />
nessuna delle due mi ha acceso mente e cuore come quella di Sironi al Museo del Novecento.</p>

		</div>
	</div>
</div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-6"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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	</div>
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			<p>Scelgo Sironi perché la ricerca pittorica è commovente.<br />
Il prodotto-mostra di per sé non è eccezionale: è un progetto didattico con un allestimento discutibile.<br />
Ma alcuni dei pezzi esposti sono mozzafiato.<br />
Si vede la pittura da vicino, il materiale pittorico vivo, la ricerca sul colore in relazione ai temi, la magnificenza del primitivo.<br />
A me ha riaperto gli occhi sulla dignità del fare arte.</p>
<p>Se poi, come me, apprezzate un certo paesaggio industriale, i porti nei loro spazi lavorativi, non turistici, gli spazi architettonici svuotati della presenza dell&#8217;uomo, allora Sironi è la scelta giusta tra le mostre presenti in questo inizio di anno a Milano.</p>
<p>Le immagini pubblicate sono esclusivamente dettagli. Angoli di quadri talvolta monumentali.<br />
Quasi tutti appartengono agli anni venti e inizio trenta, quando &#8220;dramma e grandiosità, pessimismo e volontà costruttiva&#8221;, a lui attribuitegli dalle curatrici, potrebbero rivelarsi categorie psicologiche adatte per i tempi attuali.</p>

		</div>
	</div>
<div class="vc_message_box vc_message_box-standard vc_message_box-square vc_color-grey" ><div class="vc_message_box-icon"><i class="fas fa-info-circle"></i></div><div><span><strong>A cura di Elena Pontiggia e Anna Maria Montaldo</strong><br />
</span><strong>fino al 27 marzo 2022</strong></div>
<div><strong>Museo del Novecento<br />
</strong>piazza Duomo, 8, Milano</div>
<div>Clicca <a href="https://www.museodelnovecento.org/it/visita" target="_blank" rel="noopener"><strong>qui per info costi, orari e visite</strong></a></div>
<div>e <strong><a href="https://www.museodelnovecento.org/it/mostra/mario-sironi" target="_blank" rel="noopener">qui per un breve comunicato stampa</a></strong></div>
</div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-6"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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<p>L'articolo <a href="https://emanuelagenesio.it/sironi-la-pittura-da-vicino/">Sironi. La pittura da vicino</a> proviene da <a href="https://emanuelagenesio.it">Emanuela Genesio</a>.</p>
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		<item>
		<title>Burri. La poesia della materia</title>
		<link>https://emanuelagenesio.it/burri-la-poesia-della-materia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[emanuela]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Nov 2021 11:49:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[BLOG]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[mostra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://emanuelagenesio.it/burri-la-poesia-della-materia/">Burri. La poesia della materia</a> proviene da <a href="https://emanuelagenesio.it">Emanuela Genesio</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-6"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>Percorrendo la mostra <a href="https://www.fondazioneferrero.it/mostra-burri" target="_blank" rel="noopener"><em>Burri. La poesia della materia</em> alla Fondazione Ferrero di Alba</a> è forte l’impressione di essere nella pittura.<br />
La consapevolezza di esser distanti da quelle mostre-eventi-show che ingrassano il carrozzone dell’arte contemporanea giunge chiara mentre si cammina davanti a sacchi, plastiche, ferri o cretti.</p>
<p>Burri non scherza.<br />
Non c’è altro oltre l’arte. È questo che è difficile stando di fronte alle sue opere.<br />
Non c’è dato biografico a sostenere curiosità psicologiche, né racconto critico che zittisca la potenza a tratti aggressiva dell’opera. Quel che potrebbe esserci, è poesia.</p>

		</div>
	</div>
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			<p>Poesia è il termine che il curatore Bruno Corà ha voluto palesare sin dal titolo. Sta lì a indicare il potere originario del gesto creativo. “<em>Se tento di parlare di pittura, mi accorgo ancor una volta che essa ha una presenza irriducibile che rifiuta di essere tradotta in qualsiasi altra forma di espressione!</em>”, si è d’altronde lasciato scappare Burri alle insistenze di chi gli estorceva parole. O ancora: “<em>le parole non significano niente per me; esse parlano intorno alla pittura. Ciò che io voglio esprimere appare nella pittura</em>”. “Irriducibile” è opposto a “intorno”: non si sta a far melina per dirlo in gergo calcistico, si è nella questione. Ed è questo il difficile dell’arte di Burri. Stando di fronte ai suoi quadri ci si può sentire respinti: per incompetenza essenzialmente, ma anche per impermeabilità dell’opera, quell’intraducibilità di un linguaggio in un altro che l’artista ha abitato per tutta la vita.</p>

		</div>
	</div>
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			<p>José Jimenez, nel catalogo Skira pubblicato in occasione della mostra, scrive: “<em>l’arte non ha nulla a che vedere con l’ornamento. È un interrogativo essenziale sulla genesi dei sensi</em>”. A quanti di noi interessa questo interrogativo? Credo che questo sia uno dei nodi centrali dell’arte di Burri e della nostra difficoltà di spettatori di fronte alle sue opere. Se non c’è questo interesse, non ci sono molte altre porte d’ingresso all’opera dell’artista umbro.<br />
Ma se invece si è propensi a toccare le corde profonde che quella domanda solleva, allora la mostra di Alba diventa un vero e proprio viaggio poetico-sensoriale.</p>

		</div>
	</div>
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			<p>Come sostiene Bruno Corà, ma prima di lui anche Argan per esempio, nelle opere di Burri “<em>la materia stessa, </em>[è] <em>“presentata” fisicamente abolendo ogni finzione mimetica</em>”. Burri è uno degli artisti più capaci a trasformare la materia in pittura. Da materiali “duttili” come i sacchi o le t-shirt, ai legni e alle lastre di ferro, fino ai cretti di gessi, caolino e vinavil, ogni elemento si fa composizione pittorica. Anche le plastiche, bruciate e bucate, agglomerate in crateri pieni o annerite fino a diventare spazio vuoto, sono materia pittorica. Burri è l’homo faber che genera nuovi equilibri nell’esistente alla ricerca dell’attimo perfetto per arrestare l’incursione della mano rispetto all’esistente creato.<br />
I neri e i bianchi (e in parte il rosso e il colore della iuta e del cellotex) sono leit motif tonali che insieme a una forma indicibile rotondeggiante (probabilmente retaggio del mantello della Madonna della Misericordia di Piero della Francesca), funzionano come puntelli per una ricerca coerente e non ripetitiva, per un’indagine sulla traducibilità di un’idea in una materia-immagine.<br />
L’architetto della Fondazione Ferrero, Danilo Manassero, che ha progettato l’allestimento insieme a Tiziano Sarteanesi della Fondazione Burri di Città di Castello, sostiene che realizzare un percorso nell’opera di Burri significa “<em>fare un</em> <em>esercizio di ineloquenza</em>”. Se ci riuscissimo anche noi spettatori, la mostra diventerebbe un momento per assaporare un silenzio dall’ampio respiro, gravido dei misteri originari e del desiderio sensuale che ogni creazione porta con sé.</p>

		</div>
	</div>
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</div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-6"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="vc_message_box vc_message_box-standard vc_message_box-rounded vc_color-chino" ><div class="vc_message_box-icon"><i class="fas fa-info-circle"></i></div><div><span><strong>A cura di Bruno Corà</strong><br />
Presidente Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri</span></div>
<div>
<p><strong>dal 9 ottobre 2021 al 30 gennaio 2022</strong></p>
<p><strong>Fondazione Ferrero<br />
</strong>Strada di mezzo, 44, 12051 Alba (Cuneo) Italia</p>
</div>
<p><span><strong>Ingresso gratuito &#8211; necessario Green Pass<br />
Orari:</strong><br />
→ feriali: scuole 9 &#8211; 11; apertura al pubblico 11:30 &#8211; 18<br />
→ sabato, domenica e festivi: 10 &#8211; 19<br />
→ chiuso il martedì e 24 &#8211; 25 &#8211; 31 dicembre 2021, 1 gennaio 2022<br />
</span></p>
</div><div class="vc_btn3-container vc_btn3-inline" ><a class="vc_general vc_btn3 vc_btn3-size-md vc_btn3-shape-square vc_btn3-style-flat vc_btn3-color-chino" href="https://www.eventbrite.it/o/fondazione-ferrero-e-fondazione-burri-33819528059" title="" target="_blank">Prenota la visita</a></div></div></div></div></div>
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		<title>La vita dell&#8217;artista</title>
		<link>https://emanuelagenesio.it/la-vita-dellartista/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[emanuela]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Apr 2021 08:10:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[BLOG]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>
		<category><![CDATA[commento libro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://emanuelagenesio.it/la-vita-dellartista/">La vita dell&#8217;artista</a> proviene da <a href="https://emanuelagenesio.it">Emanuela Genesio</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p><span style="color: #999999;"><em>Nell’articolo &#8220;Attraverso le lenti di Cesare Pavese vediamo lo scontento della nostra vita&#8221; (“Tuttolibri”, 3 aprile 2021), la scrittrice Nadia Terranova tocca un tema interessante. </em></span></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-6"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p>Non è l’opera di Cesare Pavese a interpellarmi qui (benché le sue considerazioni su <em>Il mestiere di vivere. Diario 1935-1950</em> invoglino a leggerlo senza indugi); ma il tema che Terranova chiama in causa per raccontare il suo rapporto con Pavese (e così vien voglia di leggere anche i testi di lei…). “<em>Il rapporto che i lettori hanno con il privato degli autori è complesso, gli atteggiamenti divergono, qualcuno preferisce non sapere nulla, qualcuno invece sapere tutto. Molti si attestano su un atteggiamento di mezzo che ammicca alla prudenza, un rapporto ambivalente in cui l’enzima della curiosità oscilla tra il ritrarsi pudico e il cercare morboso.</em>” In quale delle categorie di riconosciamo?</p>

		</div>
	</div>

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	</div>

	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p>La mia posizione a riguardo è mutata nel tempo. In gioventù, mi piaceva credere che l’opera fosse l’unico elemento a dover parlare per l’autore. Tendevo a censurare la curiosità verso il vissuto degli artisti, ad astrarre l’opera dalla vita (neanche a dirlo, Pavese afferma: “<em>riesce a compiere una certa opera soltanto chi valga di più di quest’opera</em>”). Si sa che in gioventù gli assolutismi, le utopie e le estremizzazioni sono esche più potenti che nel resto della propria esistenza. Nei tentativi di conoscersi e conoscere la vita, quel periodo può lasciarci indulgere verso la finzione e una buona dose di vanità. Non porsi domande sull’uomo la cui opera ci appassiona potrebbe esser nutrito da altre ragioni? Terranova suggerisce una stimolante risposta: “<em>la dicotomia è solo di superficie: se un romanzo ci ha parlato con voce tanto devastante e plateale, i segreti della vita di chi lo ha scritto non possono che appartenere a noi</em>”. E se non ce ne siamo accorti è forse perché “<em>non vogliamo che</em> <em>la realtà ci svegli</em>”.</p>

		</div>
	</div>
</div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-6"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p>Con il tempo è possibile che ci si accorga dei sofisticati meccanismi che governano la mente e le nostre pulsioni; un po’ dell’ingombrante ego che imbroglia e imbriglia la visione della gioventù può stemperarsi. Queste “pulizie” possono allora gettare nuova luce sulla triade opera-autore-lettore (spettatore). Relazioni strette che svelano l’intricato ingarbugliarsi di azioni e riflessi, di soggetto e oggetto. “<em>Non ho mai pensato</em> <em>che le sue violente debolezze o il tormentato rapporto che aveva con il proprio orgoglio potessero farmi dire meno bene dei suoi romanzi</em>”. Ma ho dovuto capire, prosegue Terranova riferendosi a Pavese, che la grandezza dell’opera dipende anche da esse, “<em>finché non ho saputo guardare chi era </em>[…] <em>non mi sono arresa alla sua grandezza</em>”. Arrendersi all’evidenza dell’uomo e al rapporto ambiguo tra creatore e creazione vuol dire mettersi in gioco, diventare la terza pedina di un rapporto vivo tra autore e opera.</p>

		</div>
	</div>

	<div  class="wpb_single_image wpb_content_element vc_align_left">
		
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	</div>

	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p>Non per questo, però, ho fomentato l’interesse verso il privato di un artista. E non credo d’altra parte che gli autori che amo avrebbero postato su un social la foto del piatto ben riuscito per la cena.</p>

		</div>
	</div>

	<div  class="wpb_single_image wpb_content_element vc_align_left">
		
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			<h6 style="text-align: center;"><em><a href="http://emanuelagenesio.it/la-carta-mi-restituisce-le-frasi/blueletter1/" rel="attachment wp-att-3128"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-3128 aligncenter" src="http://emanuelagenesio.it/wp-content/uploads/blueletter1-e1619337177918-150x150.jpg" alt="" width="102" height="102" srcset="https://emanuelagenesio.it/wp-content/uploads/blueletter1-e1619337177918-150x150.jpg 150w, https://emanuelagenesio.it/wp-content/uploads/blueletter1-e1619337177918-50x50.jpg 50w" sizes="auto, (max-width: 102px) 100vw, 102px" /></a></em><i>Blue letter</i>, Emanuela Genesio&#8217;s lithography<br />
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<p>L'articolo <a href="https://emanuelagenesio.it/la-vita-dellartista/">La vita dell&#8217;artista</a> proviene da <a href="https://emanuelagenesio.it">Emanuela Genesio</a>.</p>
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		<title>Uomo e Natura</title>
		<link>https://emanuelagenesio.it/uomo-e-natura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[emanuela]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Oct 2020 14:45:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[BLOG]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>
		<category><![CDATA[commento libro]]></category>
		<category><![CDATA[natura cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://emanuelagenesio.it/uomo-e-natura/">Uomo e Natura</a> proviene da <a href="https://emanuelagenesio.it">Emanuela Genesio</a>.</p>
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			<p><em><span style="color: #999999;">C’è un librino nella collana “i piccoli e grandi libri” di Garzanti che contribuisce a ricordarci della necessità di stare in contemplazione in natura. </span></em><span style="color: #999999;">Ascoltare gli alberi</span><em><span style="color: #999999;"> s’intitola (2019) e consiste in una breve raccolta di alcuni testi scritti da Henry David Thoreau. </span></em></p>

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			<p>Autore del celebre <em>Walden. Vita nel bosco</em>, Thoreau è detto “<em>il fondatore, se non proprio di una religione, di un modo di concepire il mondo, nonché di vivere il rapporto con la Natura e con se stessi</em>” (Corrado Augias sul sito <a href="https://ilmiolibro.kataweb.it/recensione/catalogo/7246/il-diario-di-thoreau-ex-bibbia-laica-usa/" target="_blank" rel="noopener">Il mio libro</a>). Considerato oggi uno dei più incisivi precursori del pensiero ecologista, lo scrittore americano rappresenta uno dei filosofi che meglio incarnano la capacità di mettere in pratica la teoria in un costante e inesauribile rapporto con la vita: “<em>il massimo uomo di scienza è l’uomo più vivo, la cui vita è l’evento più grande</em>”, scrisse il 6 maggio del 1854 sul suo <em>Diario</em>. Al di là dell’importanza dell’apporto epistemologico che il suo lavoro comporta, è nella prospettiva dell’attualità contemporanea che la sua opera acquista ancora più significato.</p>
<p><a href="http://emanuelagenesio.it/uomo-e-natura/dscn8838/" rel="attachment wp-att-3936"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-3936 size-large" src="http://emanuelagenesio.it/wp-content/uploads/DSCN8838-1024x768.jpg" alt="" width="1024" height="768" srcset="https://emanuelagenesio.it/wp-content/uploads/DSCN8838-1024x768.jpg 1024w, https://emanuelagenesio.it/wp-content/uploads/DSCN8838-300x225.jpg 300w, https://emanuelagenesio.it/wp-content/uploads/DSCN8838-768x576.jpg 768w, https://emanuelagenesio.it/wp-content/uploads/DSCN8838.jpg 1600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p>“<em>Oggi mi sono fermato accanto al fiume a considerare le forme degli olmi riflessi nell’acqua</em>. […] <em>È come se a volte la Natura, con l’alzarsi delle acque si portasse uno specchio al piede e la rendesse visibile</em>” (<em>Diario</em>, 15 giugno 1840). L’uomo tende a leggere la natura come uno specchio per interpretare se stesso e raramente si pone in secondo piano, non imponendole un metro di giudizio univoco. Thoreau sa che “<em>solo la Natura può esagerare se stessa</em>”, che “<em>la più bassa delle acque ferme è insondabile</em>” (<em>Una settimana sui fiumi Concord e Merrimack</em>). Il suo sguardo non s’impone, ma osserva. Accogliere le “<em>profondità atlantiche</em>” della Natura è possibile attraverso la contemplazione, una disposizione a porsi come spettatori, pedine non indispensabili ma comunque sensibili agenti di essa.</p>

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			<p>È strano, annotava Thoreau più di centocinquant’anni fa, che tante persone preferiscano guardare un’immagine di un bosco piuttosto che camminare in un bosco. Oggi il progresso tecnologico ha permesso di trasformare quelle immagini bidimensionali in realtà virtuale 3D, di far sì che i sensi siano completamente coinvolti come nella realtà non riprodotta.</p>
<p><a href="http://emanuelagenesio.it/uomo-e-natura/dscn8853/" rel="attachment wp-att-3937"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-3937 size-large" src="http://emanuelagenesio.it/wp-content/uploads/DSCN8853-1024x768.jpg" alt="" width="1024" height="768" srcset="https://emanuelagenesio.it/wp-content/uploads/DSCN8853-1024x768.jpg 1024w, https://emanuelagenesio.it/wp-content/uploads/DSCN8853-300x225.jpg 300w, https://emanuelagenesio.it/wp-content/uploads/DSCN8853-768x576.jpg 768w, https://emanuelagenesio.it/wp-content/uploads/DSCN8853.jpg 1600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p>Non diciamo se sia bene o male, ma proponiamo a chi non l’ha mai fatto di affondare i piedi nella materia melmosa di una palude. Thoreau conosceva gli aspetti amabili e quelli feroci della natura. Sapeva che il bianco e il nero, in Natura, non sono il prodotto di una proiezione, ma agenti dello spazio-tempo che l&#8217;uomo esperisce sporcandosi, immergendosi nella vita: “<em>Quando desidero rinnovarmi, vado in cerca del bosco più buio, della palude più densa e interminabile e, per l’uomo civile, più tetra. </em>[…] <em>là è la forza, il midollo della Natura.</em> […]  <em>La salvezza di una città non è dovuta agli uomini retti che la abitano più che ai boschi e alle paludi che la circondano. </em>[…] <em>Una comunità sopra la quale svetta una foresta primitiva, mentre un’altra foresta marcisce al di sotto, tale città è atta a far crescere non solo granturco e patate, ma poeti e filosofi nelle epoche a venire</em>” (in <em>Camminare</em>).</p>

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			<h6 style="text-align: center;"><em><a href="http://emanuelagenesio.it/uomo-e-natura/arte-studio-yoga-astratto-portogallo/" rel="attachment wp-att-3944"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-3944 aligncenter" src="http://emanuelagenesio.it/wp-content/uploads/Arte-Studio-Yoga-astratto-Portogallo-300x225.jpg" alt="" width="85" height="64" srcset="https://emanuelagenesio.it/wp-content/uploads/Arte-Studio-Yoga-astratto-Portogallo-300x225.jpg 300w, https://emanuelagenesio.it/wp-content/uploads/Arte-Studio-Yoga-astratto-Portogallo-768x576.jpg 768w, https://emanuelagenesio.it/wp-content/uploads/Arte-Studio-Yoga-astratto-Portogallo-1024x768.jpg 1024w, https://emanuelagenesio.it/wp-content/uploads/Arte-Studio-Yoga-astratto-Portogallo.jpg 1600w" sizes="auto, (max-width: 85px) 100vw, 85px" /></a>Astratto Portogallo</em>, Emanuela Genesio&#8217;s photos<br />
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